13 anni di battaglie e iniziative a Roma,
nel Lazio e in Italia (con una parentesi europea)

Tredici anni di battaglie e di proposte per una gestione verso rifiuti zero secondo i principi dell’economia circolare

A distanza di dieci anni, provo a fare un riepilogo e un bilancio delle tante battaglie e iniziative di cui sono stato promotore e partecipante. Spesso mi sono trovato al fianco di volenterosi attivisti appartenenti a comitati di quartiere, associazioni culturali e ambientali cercando di tracciare un percorso verso l’obiettivo “Rifiuti Zero”.

“Tracciare un percorso” è significato costruire proposte concrete, basate su criteri e normative sempre più avanzate, organizzare assemblee cittadine e di quartiere e, ovviamente, costituire un’organizzazione in grado di contrastare sia legalmente che pubblicamente le scelte calate dall’alto da amministrazioni nel migliore dei casi poco o nulla preparate in materia di gestione dei rifiuti preoccupandosi di proporre anche una solida alternativa.

L’attività di contrasto si è concretizzata da un lato in un’opera di controinformazione attraverso campagne di comunicazione ad ampio raggio, dall’altro nella proposta di soluzioni alternative alle giunte, alle commissioni istituzionali e ai gruppi consiliari succedutisi a Roma e in altri Comuni sino agli organi preposti della Regione Lazio.

La campagna “Non bruciamoci il futuro”

Siamo partiti a Roma, nel luglio del 2009, con la campagna pubblica “Non Bruciamoci il Futuro” di cui sono stato il portavoce. La campagna coinvolse gli amici del Comitato Malagrotta e altri 50 comitati di quartiere e associazioni romane, con il supporto degli Amici di Beppe Grillo di Roma. I più attivi erano certamente i comitati del quadrante ovest a ridosso della immane discarica di rifiuti “Malagrotta”, gestita da Manlio Cerroni già da molti anni. Con la campagna “Non Bruciamoci il futuro” abbiamo denunciato con forza la necessità di rivedere la normativa regionale per la gestione dei rifiuti, nello specifico la Legge Regionale numero 27 del 09/07/1998. Una legge regionale obsoleta che, dopo oltre ventidue anni, ha subito varie modifiche ma non è mai stata messa in discussione per quanto oggi sia addirittura illegittima rispetto alle normative nazionali vigenti a seguito del recepimento nel 2020 da parte dello Stato italiano delle quattro direttive europee sull’Economia Circolare.

19 febbraio 2009. Presentazione della campagna “Non bruciamoci il futuro”

Il Comitato Rifiuti Zero Fiumicino e il contrasto al folle piano discariche della giunta Polverini

Nel 2011 ci siamo opposti alla giunta di Renata Polverini, allora governatrice della Regione Lazio, intenzionata a individuare nuovi siti nei Comuni a ridosso di Roma per l’apertura di nuove discariche che consentissero la chiusura dell’ecomostro Malagrotta e di un mega inceneritore. I siti individuati erano:

  1. Pizzo del prete a Castel Campanile nel Comune di Fiumicino, in cui oltre la discarica si prevedeva anche un mega inceneritore di rifiuti urbani;
  2. L’ex cava di tufo di Quadro alto nel Comune di Riano;
  3. L’area di Corcolle – Casilino nell’estremo lembo dell’ex Municipio 9 oggi 6;
  4. L’area a ridosso di Villa Adriana a Tivoli con una cava di inerti ancora in utilizzo.

Il piano della Polverini ci spinse ad attivare subito una larga mobilitazione nella zona nord del Comune di Fiumicino, coinvolgendo anche i Comuni confinanti come Ladispoli e Cerveteri. Dopo le prime manifestazioni spontanee di dissenso decidemmo di organizzare una grande assemblea pubblica nella quale si decise la costituzione del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino, di cui sono stato promotore e primo presidente. Il Comitato attirò l’attenzione di migliaia di cittadini che per tutti i fine settimana di luglio e agosto 2011 bloccarono l’Aurelia con cortei composti di famiglie, agricoltori, associazioni e comitati locali e semplici cittadini attivi e solidali. La mobilitazione permanente è stata riportata da moltissimi media locali e nazionali, tra cui ho il piacere di ricordare l’amico Riccardo Iacona di Presa Diretta che con il suo servizio “Immondizia Zero” ha ricostruito tutta la vicenda e raccolto anche la nostra visione alternativa verso Rifiuti Zero

Di lì a poco la Regione Lazio approvò un PGR Lazio (Piano Gestione Rifiuti) scandalosamente inadeguato e contrario alle normative in vigore che prevedono in primis la riduzione, il riutilizzo, e il riciclo dei rifiuti urbani di Roma e solo in via residuale l’incenerimento e lo sversamento in discarica. Un percorso disastroso che ha visto, fortunatamente, la giunta Polverini perdente.

La nostra battaglia costrinse la Giunta Polverini ad annullare i suoi assurdi piani, ma non produsse alcun risultato rispetto alla gestione dei rifiuti di Roma da parte dell’azienda municipalizzata AMA S.p.A., ferma al 25% di raccolta differenziata e senza alcun piano industriale per superare la gestione della mega discarica di Malagrotta oramai in fase di esaurimento.

Una cosa era certa: il nodo da sciogliere nel Lazio era la “messa in rete” di tutti i comitati e le associazioni attive sia su Roma che nei Comuni limitrofi per cercare di avviare un percorso condiviso, alternativo e propositivo che riempisse il vuoto prodotto dalle amministrazioni capitoline e regionali.

18 luglio 2011. Manifestazione con il Comitato Rifiuti Zero Fiumicino

La rete Zero Waste Lazio e la prima proposta di delibera popolare per Roma

Consapevoli della necessita di una rete regionale che raccordasse i comitati e le associazioni attivi sul territorio, insieme ad altri attivisti abbiamo dato il via al percorso di Zero Waste Lazio. Partita come una “rete” informale il progetto è approdato infine alla costituzione di una associazione di volontariato, che, a fine 2012, si è fatta carico di presentare al Comune di Roma la proposta di deliberazione di iniziativa popolare “Roma verso rifiuti zero”. La proposta fu corredata da oltre undicimila firme certificate, raccolte da Zero Waste Lazio e dal comitato promotore “Diamocidafare” che ha poi depositato il testo e le firme in Campidoglio per l’iter di approvazione.

A gennaio 2013 provammo anche a sottoporre la proposta di deliberazione popolare all’uscente sindaco Gianni Alemanno, che aveva provato a sostenere durante il suo mandato la necessità di aprire nuove discariche a Roma e nel Lazio ma l’esito fu inconcludente, nonostante il parere positivo in commissione ambiente del consigliere Andrea De Priamo che era presente all’incontro.

La svolta vera arrivò con l’insediamento della nuova giunta di Ignazio Marino, il cui assessore all’ambiente Estella Marino, in quanto ingegnere ambientale, è stata una delle poche figure politiche con una chiara competenza “tecnica”. Non a caso, con lei si aprì un percorso ufficiale, con l’istituzione di un tavolo di confronto tecnico tra l’assessore Marino (presente il dipartimento ambiente ed AMA S.p.A.) da un lato e il sottoscritto in quanto coordinatore della parte civica (Zero Waste Lazio ed i suoi consulenti scientifici di livello nazionale). Da quel proficuo confronto, sia sul piano normativo e che su quello tecnologico delle soluzioni proposte, ne uscì, con limitate modifiche, il testo finale della proposta di deliberazione di giunta capitolina che sarebbe stata approvata il 16 dicembre 2014 come Deliberazione Assemblea Capitolina n. 129.

La delibera-quadro D.A.C. 129/2014 sulla gestione dei rifiuti, come viene specificato nell’ultimo comma del testo stesso, pur essendo rimasta di fatto inattuata dal 2014, è stata sempre richiamata in tutti gli atti ufficiali capitolini compresi i vari contratti di servizio tra Roma Capitale ed AMA S.p.A. sino ad oggi.

11 novembre 2011. Manifestazione organizzata da Zero Waste Lazio a Roma

La proposta di legge popolare “Legge Rifiuti Zero” sostenuta da 90.000 cittadini

L’approvazione della delibera “Roma verso rifiuti zero” è stata preceduta dal deposito alla Camera dei deputati, nell’ottobre 2013, della proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero” di cui sono stato autore e primo firmatario oltre che coordinatore della relativa campagna di raccolta firme che ha portato alla raccolta di 90.000 firme in tutta Italia.

La proposta di legge partiva dalla oggettiva necessità di dare un impulso alternativo al quadro di riferimento generale sulla gestione dei rifiuti in Italia, in cui gli investimenti su tecnologie ad altissimo impatto ambientale e sanitario (inceneritori, impianti a biogas e centrali a biomasse) erano supportate da forti incentivi pubblici a fondo a scapito degli investimenti praticamente assenti nei settori strategici dell’Economia circolare del riutilizzo, della raccolta differenziata e del riciclaggio, per altro descritti come azioni gerarchicamente privilegiate nella normativa già allora vigente.

La proposta di legge n. 1647 “Legge Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile” fu incardinata nel 2014 con la mia relazione alla commissione ambiente alla Camera, e nonostante l’impegno dell’ex presidente Ermete Realacci non è stata mai messa all’ordine del giorno dei lavori della Camera ed è decaduta quest’anno con la nuova legislatura 2022.

30 settembre 2013. Deposito delle 86.000 firme per la “Legge Rifiuti Zero”

La nascita del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare

Nel 2015 in Europa cominciarono a essere presentate le prime proposte di cambiamenti normativi a livello europeo sulla gestione dei rifiuti in un’ottica di Economia Circolare. Nel 2016 fu proprio la Commissione Europea ad avviare il percorso per l’Economia Circolare che ha prodotto nel 2018 l’elaborazione e la messa in vigore delle quattro direttive del “pacchetto Economia Circolare”, che sono alla base della nuova filosofia basata sul riutilizzo e sul riciclaggio per il “recupero di materia” dai rifiuti, con la conseguente esclusione dai finanziamenti europei di tutta la filiera di impianti per i rifiuti indifferenziati (TMB, inceneritori e discariche).

Nel 2016, a seguito di una serie di assemblee in cui emerse le necessità di fronteggiare a livello nazionale la filiera degli inceneritori e delle discariche e di promuovere i principi dell’economia circolare, Zero Waste Lazio insieme ad altri esponenti di organizzazioni regionali della Sardegna, del Veneto, del Molise, della Lombardia, del Piemonte e del Friuli-Venezia Giulia fu il motore per la costituzione del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare.

9 settembre 2015. Manifestazione contro il d.l. “Sblocca Italia” a Roma

“Sblocca Italia Gameover”: la campagna contro il decreto “Sblocca Italia” del governo Renzi

Nel frattempo, il parlamento approvò il pericoloso decreto-legge n. 133/2014 (poi convertito in legge 11 novembre 2014, n. 164) del governo di Matteo Renzi, ribattezzato dallo stesso “decreto sblocca Italia”, che conteneva «Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive». Nel decreto-legge venivano stravolte le procedure per favorire la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria, accelerare le trivellazioni petrolifere, e, con il famoso articolo 35, realizzare una rete di inceneritori di rifiuti nel centro sud in quanto “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” con il potenziamento al massimo carico termico dei 40 inceneritori esistenti nelle regioni del nord e la costruzione di otto nuovi inceneritori al centro sud.
Di fatto lo Sblocca Italia aumentava del 50% la capacità di incenerimento esistente, portandola da circa 6 milioni di tonnellate/anno a circa 9 milioni di tonnellate/anno, senza neppure aver istruito una valutazione di impatta strategico (VAS). Con l’approvazione del Decreto attuativo D.P.C.M. del 10 agosto 2016 Il neonato Movimento Legge Rifiuti Zero per L’Economia Circolare e l’associazione ambientalista V.A.S. Onlus, rappresentati e difesi dall’avvocato Antonello Ciervo e dal prof. Federico Pernazza, con intervento in adiuvandum dell’associazione “Mamme per Salute e l’Ambiente Onlus” e del Comitato “Donne 29 Agosto”, rappresentati e difesi dall’avvocato Carmela Auriemma, procedettero all’impugnazione del decreto “Sblocca Italia” presso il TAR Lazio con ricorso n. 14990/2016.

7 maggio 2018. Conferenza stampa per la campagna #SbloccaItaliaGameover

Una prima vittoria: il TAR Lazio accoglie il ricorso del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare

L’impugnazione ha avuto successo e il TAR Lazio ha accolto il nostro ricorso con ordinanza n. 4574 con cui, il 24 aprile 2018, disponeva la remissione alla Corte di giustizia dell’Unione europea di Lussemburgo di tre quesiti pregiudiziali di illegittimità, su cui basare la sentenza per l’annullamento del Decreto attuativo del 10 agosto 2016. Sulla base di questo importantissimo risultato, peraltro non scontato, decidemmo di formare una delegazione per seguire di persona l’esame della richiesta alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Per sostenere le spese legali e di comunicazione lanciammo una campagna di crowdfunding che ebbe un discreto successo sia in termini di diffusione che di donazioni ricevute.

16 giungo 2018. Assemblea nazionale del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare

Una seconda vittoria: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea riconosce le nostre ragioni

L’8 maggio 2019 la Corte di giustizia dell’Unione europea emette la sua sentenza condannando il governo italiano sul decreto attuativo dello Sblocca Italia del 10/08/2016 e sul piano nazionale di incenerimento per inadempienza palese alla direttiva 2001/42/CE non avendolo sottoposto a valutazione ambientale strategica (VAS).

Con la sentenza della Corte di giustizia europea dell’8/5/2019 alla causa n. C-305 cui veniva disposto che:

1) Il principio della “gerarchia dei rifiuti”, così come espresso nell’articolo 4 della Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 sui rifiuti e che abroga alcune direttive, e letto alla luce dell’articolo 13 di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nella causa principale, che qualifica gli impianti di incenerimento dei rifiuti come “infrastrutture strategiche e impianti di preminente interesse nazionale”, purché tale regolamento sia compatibile con le altre disposizioni della presente direttiva che prevedono obblighi più specifici (tutela dell’ambiente e della salute pubblica);

2) Articolo 2, lettera a), articolo 3, paragrafo 1, e articolo 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, relativa alla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi in materia ambientale, deve essere interpretato nel senso che una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nella causa principale, consiste in una normativa di base e di attuazione, che aumenta la capacità degli impianti di incenerimento dei rifiuti esistenti e che prevede la realizzazione di nuovi impianti di tale natura, rientra nella nozione di «piani e programmi», ai sensi della presente direttiva, quando può avere effetti significativi sull’ambiente e deve pertanto essere oggetto di una valutazione ambientale preventiva.

15 maggio 2019. Conferenza Stampa presso la Camera dei Deputati

Il Comitato DeLiberiamo Roma, la nuova proposta di delibera popolare per la capitale e il “piano di economia circolare per Roma Capitale”

Nel frattempo, a Roma persisteva (e persiste tuttora) una gestione dei rifiuti a dir poco fallimentare. Questa situazione mi spinse ad aggregare le forze in campo disponibili su una nuova proposta di deliberazione popolare per Roma Capitale. Il 19 marzo 2019 abbiamo lanciato la nuova delibera di iniziativa popolare per Roma (protocollata con n° 104/2019) di cui ho curato la stesura del testo e poi coordinato la relativa campagna di raccolta firme, resa possibile dal comitato promotore “DeLiberiamo Roma” appositamente costituitosi. Furono raccolte le firme di circa 10.000 cittadini. Gli obiettivi della nuova Delibera riprendono i principi della delibera n. 129/2014, attualmente vigente, estendendo il loro campo di azione al modello di governance capitolina in cui i poteri sono rimasti tuttora accentrati sull’assessorato capitolino e sul dipartimento ambiente lasciando i Municipi privi di qualsiasi capacità decisionale e operativa.

La proposta contenuta nella delibera 104/2019 resta tuttora valida, anche se la delibera è formalmente decaduta a ottobre 2020 a causa dell’astensione per futili motivi (crediamo ignoti a molti di loro) da parte della maggioranza della giunta. I punti cardine della delibera riguardano l’introduzione di norme innovative in materia di decentramento di poteri ai Municipi, il decentramento ed efficientamento di AMA S.p.A., la predisposizione di un piano industriale coerente con le nuove norme europee sull’economia circolare e l’attuazione di una vera “partecipazione” dei cittadini, non una vuota “consultazione” non vincolante come proposto dal M5S attraverso le consulte.

Insieme alla delibera abbiamo prodotto anche un importante documento inerente le “Linee guida per un piano di economia circolare per Roma Capitale” di cui ho curato la stesura e realizzato con il supporto tecnico di aziende specializzate nella costruzione delle infrastrutture e degli impianti per una corretta gestione dei rifiuti. Le “Linee guida per un piano di economia circolare per Roma Capitale” rappresentano tuttora l’unica proposta strutturata e alternativa al ricorso a impianti di “recupero energetico” come gli impianti di biogas e gli inceneritori di rifiuti indifferenziati che comportano inevitabilmente emissioni in atmosfera di gas e polveri ultrasottili con effetti devastanti dal punto di vista sanitario e ambientale.

28 ottobre 2019. Presentazione della delibera popolare in Campidoglio

La vittoria finale: il TAR Lazio annulla il dpcm del 10/08/2016 e riconosce un secondo ricorso per mancata ottemperanza da parte del Consiglio dei Ministri

Con successiva sentenza n. 10088/2020 il TAR Lazio ha annullato il DPCM del 10/08/ 2016 per la mancata esecuzione della VAS, consegnandoci una vittoria esemplare. Nonostante questo, i governi successivi non hanno mai provveduto a modificare radicalmente o a sopprimere la legge 164/2014. Siamo stati dunque costretti ricorrere nuovamente al TAR Lazio nel 2021, per richiedere “l’ottemperanza” da parte della presidenza del Consiglio dei ministri alla sentenza n. 10088/2020. Anche questo ricorso si è concluso con una vittoria: con sentenza n. 4987 del 20 aprile 2022 il TAR Lazio accolse il nostro ricorso condannando sia la presidenza del Consiglio dei ministri che il ministero dell’ambiente a pagarci “le spese di lite”.

7 dicembre 2019. Seminario di formazione presso Spin Time Labs (Roma)

La campagna “Non bruciamoci l’occasione” per modificare il PNRR

Nel 2021 il governo Conte presenta il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), vale a dire il documento che illustra come l’Italia intende gestire i fondi di Next generation Eu per la ripresa economica e sociale post pandemia. Balza subito all’occhio la marginalità dei fondi destinati all’economia circolare: appena 4,5 Miliardi su 196 miliardi totali. Ma al peggio non c’è mai fine: il governo Draghi rimettendo mano al PNRR, decide di dimezzare i fondi, portandoli ad appena 2,1 miliardi su oltre 200 miliardi totali; a testimonianza che l’uso delle formule “transizione ecologica” e “riduzione delle emissioni climalteranti” era puramente retorico.
Questa partita è tuttora aperta, nonostante il Movimento Legge Rifiuti Zero per L’Economia Circolare sia stato il solo in tutta Italia ad impugnare, nel maggio 2022, presso il TAR Lazio l’avviso pubblico del Ministero dell’ambiente firmato dall’ex ministro Cingolani. Lo stesso Cingolani, oggi consulente tecnico del nuovo ministro del governo Meloni, prevede l’utilizzo di 1,5 Miliardi dei fondi del PNRR per il capitolo economia circolare. Il ricorso è basato sul fatto che nell’avviso pubblico del Ministero dell’ambiente, composto di tre linee (A, B e C,) nella “Linea B – costruzione impianti gestione rifiuti”, a cui fanno capo 450 milioni di euro di cui 270 per il Centro Sud, è stata subdolamente introdotta la previsione di finanziare oltre agli impianti di compostaggio aerobico anche i digestori anaerobici per produrre il combustibile biogas da depurare in biometano. Si rammenta che il riciclaggio fa parte della fase del recupero di materia che esclude categoricamente il “recupero di energia”, come recita l’articolo 183 (D. Lgs. 152/2006 comma t-bis): il “recupero di materia” viene definito come “qualsiasi operazione di recupero diversa dal recupero di energia e dal ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o altri mezzi per produrre energia. Esso comprende, tra l’altro la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento”. Abbiamo denunciato e divulgato questa gestione a dir poco assurda dei fondi per la “ripresa” e “resilienza” attraverso la campagna “Non bruciamoci l’occasione”.

Giugno 2021. Banner della campagna “Non bruciamoci l’occasione”

La petizione alla Commissione e al Parlamento europeo per richiedere la modifica del capitolo M2C1 del PNRR

Nel giugno 2021 il gruppo di lavoro composto dal Movimento Legge Rifiuti Zero per L’Economia Circolare, ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, G.U.F.I. Gruppo Unitario per le Foreste Italiane e A.C.U. Associazione Consumatori Utenti da me coordinato scrive e invia una petizione alla Commissione e al Parlamento europeo che chiede la modifica del PNRR, in particolare al “capitolo M2C1 – Economia circolare ed agricoltura sostenibile”. La petizione è stata protocollata con il n. 1143/2021 e a cui è seguita la comunicazione che “la commissione per le petizioni ha esaminato la Sua petizione e l’ha dichiarata ricevibile, dal momento che la questione sollevata rientra nel campo di attività dell’Unione europea. Ho quindi chiesto alla Commissione europea di condurre un’indagine preliminare sulla questione. Visto l’argomento trattato, ho anche trasmesso la Sua petizione alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo”. Siamo ancora in attesa di risposta in merito; un sostegno dai gruppi parlamentari (se fossero interessati a darlo) potrebbe aiutare.

Giugno 2021. La petizione su change.org

La folle corsa al “bio”gas e al “bio”metano fomentata dalla falsa “transizione ecologica”

A seguito della pubblicazione a del suddetto avviso pubblico M2C1 del Ministero dell’ambiente, molti Comuni hanno fatto richiesta di fondi per la costruzione di impianti per il trattamento dei rifiuti organici differenziati, tra cui Roma Capitale e il Comune di Fiumicino con due delibere di giunta approvate nello stesso giorno, il 10 febbraio 2022. Entrambe le delibere prevedono la costruzione di tre grandi impianti di digestione anaerobica per produrre “bio”gas dai rifiuti organici differenziati raccolti da AMA S.p.A. compresi quelli provenienti dal Comune di Fiumicino il cui impianto è per l’80% della stessa AMA S.p.A. Nel mese di aprile 2022, abbiamo impugnato entrambe le delibere di giunta presso il TAR Lazio e siamo in attesa del giudizio in merito, essendo stata respinta la richiesta di sospensiva cautelare.

10 marzo 2022. Presidio “No biodigestori” al Campidoglio

Il pessimo Piano rifiuti del commissario Gualtieri, investito illegittimamente dei poteri straordinari dal Governo Draghi

Con l’approvazione da parte del governo Draghi del Decreto-Legge 17 maggio 2022, n. 50, è stato approvato anche l’art. 13 Gestione dei rifiuti a Roma e altre misure per il Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025, artificiosamente incluso per dotare Roberto Gualtieri dei poteri straordinari per la gestione rifiuti, sollevando la Regione Lazio da qualsiasi processo propositivo e autorizzativo; da qui la decisione unilaterale di costruire un nuovo inceneritore da 600.000 tonnellate annue. A seguito della pubblicazione da parte della giunta Gualtieri del pessimo Piano Gestione Rifiuti (commissariale) per Roma Capitale e dell’altrettanto pessima documentazione allegata per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), sono stato impegnato, per conto del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare e di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente Lazio, alla stesura del documento inerente le dieci osservazioni critiche motivate che è stato depositato entro i termini di legge al Dipartimento ambiente di Roma Capitale, da cui ancora non abbiamo avuto alcun riscontro.

Continuate a seguirmi per i prossimi aggiornamenti…